EDUCAZIONE ALLA SESSUALITÀ NEL PASSATO E OGGI

A partire dagli anni Settanta, in Europa e negli Stati Uniti, abbiamo osservato la nascita di una serie di movimenti politici e di opinione che hanno iniziato a sdoganare le tematiche sessuali. Inizialmente guidata da una visione “biologicamente determinata”, la sessualità era vissuta come mera possibilità riproduttiva, escludendo interamente la componente affettiva, emotiva e relazionale, così come la sfera del piacere. Solo in un secondo momento, grazie all’influenza di nuovi approcci di pensiero e attivismo, ha iniziato a diffondersi l’idea di una sessualità più completa e multisfaccettata.

 

A partire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, l’attenzione si è nuovamente modificata e si è rivolta per lo più alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Per il bene della salute collettiva, si è aperto il dibattito su anticoncezionali, promiscuità e relazioni omosessuali ed eterosessuali. Lo stigma dell’AIDS e le grandi paure associate alla divulgazione sui rischi dei rapporti sessuali (senza che questi venissero controbilanciati da informazioni positive sul piacere erotico, per esempio) non hanno aiutato le generazioni di quei decenni, che hanno dovuto trovare da sole le risposte alle proprie domande e angosce.

 

Le difficoltà nel fornire una guida matura, esauriente e psicologicamente attenta hanno avuto (e hanno tuttora) importanti ricadute su coloro che attraversano infanzia e adolescenza.

Essendo giunti all’età dello sviluppo psicosessuale, ragazzi e ragazze si trovano a vivere e sperimentare la sessualità, senza possedere le basi fondamentali per accedervi in maniera sana e naturale.

Per natura, infatti, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è caratterizzato da una ricerca sempre più curiosa e intensa di informazioni, indipendentemente dal contesto socio-culturale e da quanto quest’ultimo sia pronto a rispondere alle domande spontanee.

Se questo bisogno di risposte non viene soddisfatto da fonti autorevoli e professionali, la ricerca non si arresta, ma viene proseguita seguendo il sentito dire, il gruppo dei pari e fonti spesso inaffidabili.

 

Sempre a partire dagli anni Novanta, sono stati condotti diversi studi sui rischi correlati alla ricerca di informazioni provenienti da fonti non attendibili: le generazioni più giovani, caratterizzate da maggiore impulsività e ancora in fase di maturazione cognitiva, sono facilmente influenzabili da ciò che leggono e, se esposte a dati nocivi, possono sperimentare disagio psicologico e relazionale.

 

Inoltre, molte figure di riferimento come possono essere adulti e genitori per bambine, bambini e adolescenti, sembrano avere preferito il silenzio al dialogo aperto e informativo sulla sessualità, senza considerare, però, che anche il silenzio è una risposta.

Se di sessualità non si può parlare, si creano, infatti, censure e tabù difficili da scardinare e capaci di condizionare il fisiologico bisogno di crescita. Nel silenzio degli adulti trovano spazio i messaggi che arrivano dall’esterno, che possono trasmettere contenuti malsani, minare l’autostima e l’autodeterminazione, e sviluppare convinzioni errate, stereotipi e paure poco gestibili.

 

Pensiamo alle riviste che acquistavano in edicola gli adolescenti negli anni Novanta. Erano piene di informazioni su come fare sesso la prima volta, domande su funzionalità anatomiche di base e preoccupazioni sessuali e relazionali, test per capire quale fosse la differenza tra fare l’amore e fare sesso o il momento giusto per avere il primo rapporto.

 

In tempi più recenti, hanno avuto lo stesso ruolo forum online, blog e pagine social.

Lasciare la delicata divulgazione sulla sessualità a riviste, social e persone non professioniste non può far altro che creare un universo di credenze errate, fantasie irrealistiche, aspettative irraggiungibili, pregiudizi e paure sulle pratiche sessuali, ed in egual modo la pornografia può consolidare questi pensieri, essendo spesso caratterizzata dall’assenza di una cornice relazionale e affettiva, che fa invece parte della sessualità reale.

 

In Italia, sfortunatamente, non sono previsti programmi ministeriali obbligatori di educazione sessuale/affettiva per le scuole, e la loro attuazione dipende esclusivamente da scelte autonome dei singoli istituti. Sono altrettanto assenti azioni capillari e continuative sul territorio a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

I genitori, come già detto prima, a loro volta potrebbero essere poco informati e in difficoltà sul tema dell’educazione al piacere, faticando a condividere spiegazioni pratiche e vissuti emotivi, portando avanti così un tabù silenzioso e una sessualità non consapevole e poco sicura.

Per queste ragioni, noi di PeerToYou tentiamo di offrire aiuto e diffondere informazione per i giovani che ne hanno bisogno;  sappiamo quanto può essere frustrante e rischioso avere tante domande ma poche persone a cui chiedere risposte.

 

 

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