Emancipazione sessuale nelle canzoni italiane degli anni 70

Se osservati rapidamente, i brani in voga negli anni Settanta mostrano una prevalenza di stereotipi diffusi sui comportamenti uomo-donna nella società del tempo, spesso in décalage evidente con le mutazioni sociali in atto. Tuttavia, una lettura testuale più attenta fa spesso apparire riferimenti a comportamenti e identità sessuali meno ‘tradizionali’.
tra i grandi degli anni Settanta dominano la scena Lucio Battisti e Mina.

Il soggetto più diffuso nelle nostre canzoni è l’amore, spesso accompagnato dal tema del tradimento.

Che cosa rappresenta la donna per l’uomo?
Nelle canzoni di questi anni, la donna è vista frequentemente dall’uomo come uno strumento d’affermazione della propria virilità e come possibilità d’evasione dalla routine di coppia, dove la moglie è un punto di riferimento fisso verso il quale tornare, chiedendo a volte perdono altro tema frequente.

Le critiche sui comportamenti sessuali toccano esclusivamente le donne e restano particolarmente forti nel sud, come possiamo constatare nelle canzoni Sono una donna, non sono una santa cantata da Rosanna Fratello, arrivata al ventiduesimo posto della hit parade del 1972, e Ragazza del Sud di Gilda, vincitrice del Festival di Sanremo del 1975. Le due cantanti si presentano come un baluardo di valori a cui una gran parte degli italiani e delle italiane restava sempre fedele. Non deve quindi apparire così sorprendente il fatto che le parole di Ragazza del Sud siano state scritte da una donna (cosa rara per le canzoni degli anni Settanta), piemontese e studentessa di medicina, in una società in piena evoluzione, dove ideali conservatori e progressisti si affrontavano quotidianamente.

In questi due pezzi, la donna, rispettando la tradizione e la morale cattolica deve arrivare vergine al matrimonio perché, diversamente, disonorerebbe la famiglia.

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