Four hundred women

Ciao a tutt*! Avete mai sentito parlare de “La grande muraglia della vagina”? Se la risposta è no, ci pensa PeerToYou a informarvi!

Si tratta di una muraglia costituita da pannelli enormi che ospita 400 calchi in gesso di vulve diverse le une dalle altre. Appartengono a donne tra 18 e 76 anni, a mamme, sorelle gemelle, transgender, figlie e donne incinte. 

L’artista britannico Jamie Mccartney ha passato circa 5 anni della sua vita lavorando a quest’opera. Inizialmente aveva realizzato un unico pannello, che però, una volta terminato, non soddisfò Jamie, motivo per cui oggi vi sono anche altri pannelli. I genitali femminili sono stati a lungo fonte di fascino, ma anche di confusione. Jamie ha anche affermato di non essere stato in grado in passato di confrontarsi con gli altri e di avere come unico termine di paragone la pornografia. Ciò ha causato molte insicurezze, fin quando non ha capito che siamo tutti diversi e che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Molte donne si sentono così e spesso queste incertezze sono anche incrementate dai modelli di chirurgia plastica, che alimentano l’ideale di una “vulva perfetta” – invece, ogni vulva è perfetta in quanto unica.

Quindi, lo scopo di “The great wall of vagina” è proprio la libertà dall’ansia genitale. È una reazione alla labioplastica, e Jamie ha voluto dichiarare apertamente che le donne non sono difettose e non hanno bisogno di essere “aggiustate” o “modificate”.

L’opera è in grado di unire spettacolo ed educazione ma, soprattutto, abbatte delle ideologie sulla “perfezione”, che non fanno altro che generare insicurezze.

“La mostra di Jamie è controversa, su questo non ci sono dubbi. In quanto opera d’arte, soddisfa tutti i criteri più elementari: un’esperienza a più livelli che informa, interroga e provoca una reazione, sia emotiva che accademica. Come Jeff Koons e Damien Hirst… il mondo parlerà di Jamie McCartney per molto tempo a venire.” (“Art of England”, traduzione di PeerToYou)

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