Gravidanza dopo un trapianto di utero

Quello che prima era solo un utopia, oggi sta diventando sempre più una realtà. È nata la prima bambina italiana da un utero trapiantato. Questo è avvenuto a Catania ed è un’importantissima svolta per le operazioni di trapianto.

L’avvenimento non è importante solo a livello italiano, infatti Alessandra è la sesta persona a nascere dopo un trapianto di utero da una donatrice deceduta. La prima gravidanza andata a buon fine con questa tecnica di trapianto nella storia della medicina è di una donna brasiliana che partorì nel 2017. Da allora sono stati moltissimi gli studi svolti su tale operazione, poiché si pensava che l’utero fosse un organo particolarmente sensibile al mancato apporto di sangue dopo il decesso e che per questo, essendosi danneggiato, non fosse in grado di sostenere una gravidanza. Si ipotizzava questo perché dal 2011 tutte le gravidanze avvenute dopo un trapianto da una donatrice deceduta si erano concluse con aborti spontanei.

La prova che da un utero trapiantato da una donatrice deceduta si possa avere una gravidanza semplifica moltissimo gli studi su tale trapianto, che in precedenza doveva essere studiato da delle donatrici viventi, e ovviamente il numero di donne disposte a cedere il proprio utero da vive era minimo, non solo per le ricerche, ma anche le pazienti lo ricevevano solamente da amiche o parenti. Con la scoperta invece che anche gli uteri di donatrici decedute possono essere testati o donati, la ricerca avrà un netto aumento sia nelle tempistiche, che nei risultati.

Tuttavia questo non risolve tutte le problematiche del trapianto di utero. Anche prendendo l’organo da persone decedute rimangono le difficoltà insite nel processo di trapianto, come ottenere un organo non danneggiato e abbinarlo in tempo utile a una paziente compatibile. C’è inoltre un’altra questione da considerare: i trapianti di utero sono effimeri. Ciò significa che l’organo permane nel corpo della donna ricevente affinché sia in grado di portare una gravidanza, ma al termine di questa, ossia contestualmente al parto cesareo, l’utero viene tolto.

E questo tipo di operazione dà anche speranza a persone transgender che in un futuro oltre che alla possibilità di donare l’utero, possano anche riceverlo con la possibilità di poter partorire un proprio figlio.

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