Il nudo: arte, natura e purezza

Quante volte da piccoli ci è capitato di vedere delle opere d’arte con ritratte delle persone nude? Magari un dipinto o una scultura. E subito, indicando le parti scoperte, partiva la risatina.

 

Ma vi siete mai chiesti come mai sia così frequente il nudo nell’arte?

Nonostante nella realtà il nudo possa creare imbarazzo o essere definito tabù, esso trova il suo posto nell’arte.

Le prime opere le possiamo notare già negli anni dell’antica Grecia, da cui risale addirittura il primo nudo femminile, “Afrodite Cnidia”. Gli antichi greci erano soliti rappresentare gli Dei con un corpo umano e senza alcun abito, infatti in quest’opera sopracitata è rappresentata una dea nuda e in atteggiamenti intimi.

 

Tutto cambia nel Medioevo quando, con l’avvento del Cristianesimo, l’unico corpo che era permesso rappresentare nudo era quello maschile, poiché esso veniva associato a Cristo.

Rappresentare una donna senza abiti era considerato blasfemo.

Tuttavia, col passare degli anni, si ricominciò a ritrarre il nudo femminile, sempre più durante scene e atteggiamenti sensuali: in questo periodo vediamo come queste opere rappresentino degli episodi della mitologia o siano allegorici. Un esempio può essere la famosissima “Venere” di Botticelli.

 

Dall’800 in poi, il nudo iniziò ad essere considerato vera e propria arte, ritrovandolo in gran parte delle opere. Gli artisti cominciarono a voler rappresentare la realtà, ritraendo ad esempio prostitute o scene più spinte.

Con la nascita della fotografia, del cinema e della pornografia, gli episodi ritratti divennero semrle più espliciti, andando anche a mostrare i lati un po’ più “nascosti” delle persone: erotismo, feticismo e anche masochismo.

 

Ma perché si ritraevano e si ritraggono persone nude?

Fin dall’antichità veniva rappresentata la nudità poiché considerata simbolo di purezza, innocenza e bellezza: la natura è bella e l’essere umano è parte di essa.

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