La legge 194: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”

Il 22 maggio 1978 è stata una data importante per le donne italiane: è stata  emanata la  legge 194 che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto.

Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato, per cui ,chi causava l’aborto, o la donna stessa che se lo procurava, finiva in carcere per anni.

Eppure le donne abortivano ,clandestinamente. Si recavano dalle “mammane”, donne che procuravano l’aborto in casa di nascosto, infilando un ferro da calza nell’utero della donna, rischiando di morire di setticemia. Pagavano quattrocento, cinquecentomila lire, pari alle nostre quattrocento cinquecento euro, per abortire di nascosto.

Oppure si recavano nello studio di ginecologi che, se al mattino lavoravano in ospedale, di pomeriggio praticavano privatamente l’aborto, con lauto compenso. Tutti sapevano e ipocritamente tolleravano. Oppure se potevano, andavano ad abortire a Londra….

Le donne in quegli anni ebbero una grande forza nel portare in pubblico drammi privati e dolori vissuti in solitudine. Si abortiva perchè non si usavano gli anticoncezionali, perché gli uomini non si preoccupavano della salute delle proprie mogli, perchè i ragazzi praticavano il coito interrotto…la pillola era da pochissimi anni in Italia! Donne di tutte le età iniziarono a raccontare e tante, tante avevano abortito!

Venne scoperto un dramma sociale, il partito radicale fu il primo  a lottare per una legge che legalizzasse l’interruzione di gravidanza e si unirono poi altri partiti e soprattutto le associazioni delle donne, studentesse, lavoratrici, mamme…una parola per tutte AUTODETERMINAZIONE

La legge 194 del 22 maggio 1978 disse che la donna era l’unica a decidere se portare a termine una gravidanza, oppure no. Disse che la donna non doveva più morire di aborto clandestino e che l’interruzione doveva essere praticata in ospedale. Disse che anche le ragazze minorenni dovevano essere tutelate e introdusse la figura del giudice tutelare.

Permise anche l’obiezione di coscienza del medico, che divenne negli anni l’alibi per boicottare una legge dello Stato.

Come per tanti cambiamenti sociali, i contrari alla legge sostenevano che la legalizzazione avrebbe fatto aumentare gli aborti, avrebbe inaugurato una superficialità nello scegliere da parte delle donne e non avrebbe aiutato l’uso dei contraccettivi. In realtà ,In questi 40 anni tante cose sono cambiate. L’interruzione volontaria di gravidanza è diminuita notevolmente (probabilmente uno dei più grandi successi in sanità pubblica): siamo passati dal picco di 235.000 casi nel 1982-83 alle 85.000 nel 2016.

La vergogna dell’obiezione di coscienza

I dati del 2019 confermano un’alta la percentuale di obiettori (67% dei ginecologi, 43,5% degli anestesisti e il 37,6% del personale non medico)su quasi tutto il territorio nazionale.

Così l’esecuzione di una legge dello stato viene impedita nei fatti.

In un prossimo articolo parleremo della legge 194 e di cosa prevede per le ragazze, comprese le minorenni. 

 

 

 

 

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