LA STORIA DELL’HIV

Tutti sappiamo che cos‘è l’HIV, ma conosciamo la sua storia? Oggi parleremo proprio di questo.
La stroria dell’AIDS, ossia della sindrome da immunodeficienza acquisita, e dell’HIV, il nome del virus che la causa, ha avuto inizio negli anni ottanta negli Stati Uniti, più precisamente al Los Angeles Medical Center. Micheal Gottlieb, ricercatore dell’Università della California, si interessò ai deficit del sistema immunitario, e per la sua ricerca iniziò ad analizzare le cartelle cliniche di alcune persone ricoverate all’ospedale.
Si imbattè così nel caso di un paziente ammalato di una grave forma di polmonite, dovuta a un protozoo (Pneumocystis carinii) che colpisce chi ha un sistema immunitario più debole del normale.
Durante i mesi successivi Gottlieb scoprì altri tre casi di pazienti, tutti omosessuali, con un basso livello di linfociti T.
Nel giro di poco tempo aumentarono i casi di giovani uomini omosessuali con infezioni sempre dovute all’eccessiva debolezza del sistema immunitario. Il comune denominatore era una forma di immunodeficienza di origine ignota, che sembrava (e tutt’ora è) incurabile, che inizialmente la comunità medico-scientifica chiamò “Gay Related Immunodeficiency Syndrome” (sindrome da immunodeficienza correlata all’essere gay).
Sebbene non siano chiare le modalità di trasmissione e di contagio, cominciano a nascere le prime teorie sulle possibili cause di queste infezioni: l’infezione da Cytomegalovirus (Cmv), l’uso di droghe, un’eccessiva stimolazione del sistema immunitario. L’ipotesi più diffusa e sostenuta è comunque quella che la malattia colpisca soltanto gli omosessuali.

Poi, verso la fine del 1981, la malattia iniziò a colpire anche le persone eterosessuali.
Nonostante ciò attorno alla malattia molto contagiosa, si venne a creare un terrore sociale e, di conseguenza, una discriminazione verso chi ne è affetto (anche solo potenzialmente). Per molto l’etichetta creata dalle popolazioni “peste gay” e “flagello di Dio contro gli omosessuali” ha mantenuto in vita la convinzione che l’AIDS colpisse prevalentemente gli uomini omosessuali, nonostante le conoscenze scientifiche sulla modalità di trasmissione dell’HIV, distogliendo così l’attenzione dal concreto e reale rischio di diffusione dell’infezione nel mondo: la trasmissione eterosessuale.

Nel 1982 si sviluppa sempre di più la consapevolezza di essere al cospetto di una nuova malattia in diffusione, che riguarda tutti e che si sta diffondendo anche al di fuori del confine degli Stati Uniti.
Nel 1983, in un incontro dei Cdc si comincia a discutere su come prevenire la trasmissione dell’AIDS, considerando anche i rischi legati alle procedure di trasfusione (poiché si è capito che la malattia può essere trasmessa attraverso il sangue) soprattutto nel caso di pazienti emofiliaci.
Dopo vari studi condotti dai ricercatori, nel 1986 un comitato internazionale stabilisce un nuovo nome per indicare il virus dell’AIDS: d’ora in poi si parlerà soltanto di HIV, ovvero “Virus dell’immunodeficienza umana”.

Al giorno d’oggi non esistono vere e proprie cure o vaccini per guarire dell’infezione o per prevenirla. Le terapie a disposizione per il trattamento dell’infezione da HIV (terapia antiretrovirale) consistono nell’assumere farmaci che bloccano la replicazione del virus e rallentano la distruzione del sistema immunitario, e quindi la progressione della malattia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.