Ma come erano considerati la gravidanza e il parto nel passato?

La gravidanza e il parto nel Medioevo erano vissuti in modo molto diverso rispetto ad oggi, e non sono moltissime le notizie giunte fino a noi, perché si trattava di argomenti, paradossalmente, tabù. Anche se la maggior parte delle donne affrontavano molte gravidanze, era convinzione comune che fossero questioni di competenza esclusivamente femminile, e gli scrittori (perlopiù uomini) non trattavano questi temi.

Le stesse donne venivano spesso considerate poco più che “incubatrici”, e questo faceva sì che venisse attribuita loro la piena responsabilità della buona riuscita della gravidanza, della salute e persino del sesso del bambino.

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Non essendoci test di gravidanza affidabili, le donne spesso avevano la certezza di essere incinte solo quando sentivano il bambino muoversi nel loro ventre, quindi circa a metà gravidanza.

L’assenza di mestruazioni, infatti, non era considerata una prova, dato che poteva essere dovuta a varie cause, come malnutrizione, malattie, allattamento al seno di altri figli e via dicendo. In alternativa, c’erano dei test di gravidanza piuttosto inaffidabili, come esaminare il colore delle urine o miscelarle con il vino.

Per una donna, una gravidanza e  un parto inoltre costituivano un grosso rischio per la propria vita; difatti alcune facevano testamento. Abbiamo letto in varie fonti che all’incirca una donna incinta su tre moriva per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Cosa che accade ancora oggi nei paesi terzo mondo…ma questa è un’altra storia.

Tuttavia, avere figli era considerato lo scopo principale della vita delle donne, reputate in tutto e per tutto inferiori agli uomini, e tutta la faccenda ricadeva esclusivamente sulle loro spalle.

Anche se tutto fosse andato bene, partorire significava comunque dover sopportare un dolore fisico molto intenso che non poteva essere in alcun modo alleviato dagli antidolorifici che conosciamo oggi: una sofferenza associata al peccato originale di Eva nel giardino dell’Eden.

Si sapeva che la dieta della donna incinta poteva avere pesanti conseguenze sul feto… ma non nel modo a cui pensiamo noi! Ad esempio, molti pensavano che alcuni cibi o bevande potessero influenzare il sesso del bambino: all’epoca non si aveva idea che fosse lo sperma maschile a determinarlo. Come dicevamo, ogni responsabilità era attribuita alla donna. In particolare, nel testo del XV secolo Regime Pregnantium si dice che, per dare alla luce un maschio sano, le donne avrebbero dovuto mangiare cibi “caldi e asciutti”. Secondo l’autore, infatti, questi sarebbero riusciti ad annullare le qualità inferiori della donna e a trasformare il feto in un figlio maschio “robusto e sano”.                   

Si pensava che la stitichezza potesse soffocare il bambino e, viceversa, che la diarrea potesse “espellerlo”. Esiste un testo del XV secolo, The Distaff Gospels, che esamina le scelte culinarie della donna incinta, e alcuni dettagli sono abbastanza divertenti: ad esempio non bisognava mangiare teste di pesce oppure il bambino sarebbe nato con la bocca troppo appuntita, o teste di lepre per evitare il labbro leporino. Un cibo piccante avrebbe addirittura potuto “bruciare” gli occhi del bambino. Al di là di alcuni curiosi divieti, c’era l’idea che una donna incinta dovesse cedere alle sue “voglie”, oppure il bambino avrebbe potuto risentirne. Abbiamo letto che alcune legislazioni per le donne accusate di crimini (in Francia e in Inghilterra) prevedevano di rinviare le punizioni corporali finché non fosse accertato che la persona fosse incinta, o dopo il parto.

Insomma, il feto era visto generalmente come un soggetto da proteggere dal punto di vista giuridico: infatti in alcuni contesti le donne di bassa estrazione sociale potevano godere di alcuni benefici, come vitto e alloggio in ospedali di carità. Questi atti caritatevoli erano però temporanei e legati solo allo stato di gravidanza.

Una delle cose più agghiaccianti è che le donne dell’epoca vittoriana, in gravidanza, dovevano comunque portare il corsetto, simbolo di status sociale. Val la pena ricordare che i corsetti dell’epoca non avevano nulla a che vedere con le “nostre” guaine da gestante, che molte donne usano per sostenere la pancia e prevenire il mal di schiena, ma avevano il solo scopo di restringere il punto vita. Inutile dire che i corsetti in gravidanza causavano problemi di salute alla donna e, in casi estremi, anche l’aborto.

Ad una donna in gravidanza veniva generalmente sconsigliato avere rapporti sessuali, nella convinzione che avrebbero in qualche modo potuto incidere negativamente non tanto sulla salute del bambino, ma soprattutto sulla sua moralità. Inoltre, c’era la credenza che “troppo sperma” avrebbe potuto provocare gravidanze multiple! Tra le credenze più curiose che abbiamo letto c’è anche che la donna avrebbe potuto causare gravi malformazioni al bambino semplicemente… guardando nel posto sbagliato.

Ad esempio, se osservava a lungo alcuni animali di aspetto sgradevole il bambino avrebbe potuto assomigliare loro e persino nascere ricoperto di peli! Un’altra credenza spaventosa è che osservare l’eclissi lunare avrebbe potuto provocare deformità al bambino. Come dicevamo, tutta la faccenda era considerata una questione solo femminile: il padre restava completamente estraneo alla gestazione e al parto, e secondo alcuni storici ciò è legato anche ai tabù che circondavano le “parti intime” delle donne. Nel XV secolo, ci fu anche il caso di un marito che aveva voluto assistere di nascosto al parto della moglie, fu addirittura multato.

Non è un caso che le ostetriche fossero tutte donne, per la maggior parte appartenenti alle classi inferiori e analfabete. Tutta la loro conoscenza non veniva quindi dallo studio, ma da una formazione, per così dire “sul campo”.  Le donne destinate a questa professione assistevano alla nascita di parenti e amici fin da piccole, poiché i libri sull’argomento erano rari e antichi: tutte le conoscenze che si avevano circa gravidanza e parto venivano dalla medicina greco-romana. E purtroppo ci sono stati anche casi di ostetriche che sono state accusate di stregoneria per gli unguenti erboristici che utilizzavano, o per l’accusa di aver tenuto con sé il cordone ombelicale o la placenta per usarli per riti magici.

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