Omosessualità nella storia del Cinema

Ricordiamo che i movimenti LGBT+ hanno inizio nei primi anni Settanta, ma nonostante ciò l’omosessualità nel cinema è presente da qualche anni prima.
Parliamo ad esempio di “Dickson Experimental Sound Film”, del 1894, diretto da William K.L. Dickson. Si tratta del primo cortometraggio con sonoro registrato dal vivo e girato per cinetofono.
Nel film vi sono due uomini che ballano un valzer, mentre lo stesso Dickson suona il violino.
Il ballare insieme non implica una relazione amorosa, ma vi è una forte suggestione omoerotica, chiara anche al pubblico. E, per l’epoca, non era un problema.
In realtà non è raro nelle pellicole del tempo vedere uomini o donne omosessuali.
Il primo bacio gay, invece, avviene nel film “Ali”, di William A. Wellman, il primo e l’unico film muto a vincere l’Oscar nel 1929.
Nei anni successivi lo stereotipo di “omosessuale” prenderà il sopravvento. Gli uomini omosessuali, in generale, vengono mostrati effeminati, con un garofano attaccato alla giacca, che è simbolo dello scrittore inglese omosessuale Oscar Wilde.
L’atteggiamento è associato al trucco e agli equivoci per generare la risata del pubblico. Lo si può vedere in “A Florida Enchantement”.
Nel 1929, l’anno della Grande Depressione, anche l’industria cinematografica viene danneggiata. Il modo migliore per gli Studios di attirare il pubblico è attraverso scene forti, esplicite, che istigano i gruppi cattolici.
Nel 1934 vengono poi imposte alcune linee guida che limitano la produzione cinematografica, specificando cosa sia moralmente accettabile e cosa invece no.
Vengono vietati i comportamenti devianti, il male o il peccato, e non si può mettere in ridicolo la Legge, naturale, divina o umana. Vengono proibiti i nudi e le parole ritenute offensive, le allusioni alle perversioni sessuali.
L’omosessualità era considerata tra le perversioni, e tutte le tematiche queer sono quindi bandite dagli schermi.
L’unico modo per rappresentare l’omosessualità è attraverso personaggi gay cattivi, malviventi, assassini, come in “Nodo alla gola” di Hitchcock, 1948, poiché l’omosessualità era segno di una vita scellerata, ed era fondamentale mostrare ciò al pubblico, per espandere questa assurda convinzione.
Negli anni seguenti si ha una grande rivoluzione: la comunità LGBT+ di New York, stufa delle continue violenze e discriminazioni, insorge contro la polizia nel 1969. La gente scende in strada per i diritti civili, i media devono adeguarsi. “Festa per il compleanno del caro amico Harold” (1970), diretto da William Friedkin, è considerato il primo film a trattare il tema dell’omosessualità in modo rispettoso e senza tragicità.
Infine si ha un grande salto nel 2005. “I segreti di Brokeback Mountain” è la vera rivoluzione nella rappresentazione dell’amore omosessuale nel cinema: non vi sono personaggi effeminati, perversi, e anzi, i cawboy (protagonisti del film) sono simbolo di virilità, e perciò è più semplice immedesimarsi in loro.
Viene inoltre criticata la mentalità omofoba degli anni Sessanta.
Ancora un cambiamento è dato dal film “Chiamami col tuo nome” (2017), dove la relazione tra i due protagonisti è normalizzata dall’assenza di pregiudizio sia nella famiglia che nella comunità.
Storie come questa ci insegnano che le evoluzioni non sono battaglie inutili, e che bisogna sempre combattere per i propri diritti.

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