Processo per stupro :l’arringa di Tina Lagostena Bassi

Il  26 aprile 1979 è una data storica per le donne in Italia: nella serata venne trasmesso in televisione “ Processo per stupro”, un  documentario prodotto da una troupe della Rai composta da femministe, entrata in un’aula del tribunale di Latina nel 1978 per registrare un processo per stupro.Per la prima volta le telecamere riprendevano dal vivo un dibattito giudiziario: l’avvocato Tina Lagostena Bassi difendeva la giovane vittima di violenza, la diciottenne Fiorella, non solo dai suoi seviziatori, ma anche dalle requisitorie dei loro legali, tese a dimostrare una “ colpevolezza “della ragazza.

Quella sera le televisioni italiane crearono un autentico shock nell’opinione pubblica nazionale, che assistette allo spettacolo di un giudice che si  permetteva di rivolgere domande tanto morbose quanto irrilevanti, con  toni sprezzanti nei confronti della vittima, scherzando con gli uomini del processo, a incuranza del suo ruolo, per la sola appartenenza al genere maschile.

IL CASO

Invitata a un appuntamento da un un uomo di cui si fidava e che le aveva promesso un posto di lavoro, una giovane donna era stata costretta con le minacce a intrattenere rapporti sessuali con lo stesso individuo e alcuni suoi amici. La ragazza non aveva subito maltrattamenti, cosa di cui gli avvocati della difesa approfittarono per accusarla di essere stata consenziente. Gli stupratori erano persone normali, “padri di famiglia”.

PERCHE’ E’ UN DOCUMENTO ANCORA IMPORTANTE

Processo per stupro è acora oggi un documento importante, soprattutto in questo momento storico, in cui la violenza sulle donne non sembra diminuire.

A distanza di 40 anni in Italia una persona ogni quattro pensa che le donne possano provocare violenza sessuale con il loro modo di vestire e addirittura il 39,3% ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo voglia.

Bisogna tornare a trasmettere questo documentario perchè la mentalità è ancora da cambiare e sta a noi ragazze farci sentire. Dobbiamo dire grazie al coraggio di Fiorella e al modo in cui affrontò il processo, consentendo alle autrici del documentario di usare la sua immagine e la sua storia, per contribuire a trasformare la morale corrente. Perchè nessuna donna è più disposta ad essere oggetto.

 

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