Raffaello, pettegolezzi della Roma del ‘500

Il 29 aprile è stata inaugurata ai Musei Reali di Torino la mostra Nel segno di Raffaello, una raccolta di disegni dei più importanti artisti del Rinascimento italiano legati alla figura dell’urbinate, come Pietro Perugino o Giulio Romano. Si è soliti associare a Raffaello la figura di un pittore pudico e religioso, specialmente guardando certi soggetti delle sue opere come la Madonna col cardellino (1506) che Vasari ci descrive come “la Nostra Donna, [che] ha un’aria veramente piena di grazia e di divinità”.

Tuttavia, le fonti del tempo ci descrivono una figura più incline all’eccesso e ad un’attività sessuale poco consona alla morale dei suoi contemporanei, più vicina ad una moderna rockstar che ad un raffinato pittore del ‘500. Lo stesso Vasari, infatti, ci dice che Raffaello era una “persona molto amorosa ed affezionata alle donne e di continui presto ai servigi loro” e che nel corso di diversi ammiccamenti durante il racconto della sua vita ci dice che “continuò fuor di modo i piaceri amorosi”. Questo suo comportamento da Casanova, tuttavia, non è raccontato in alcuna fonte riferita alla vita dell’artista prima del suo trasferimento a Roma, nel 1508. Sembra, infatti, che sia proprio la Città Eterna a diventare teatro di questi numerosi pettegolezzi che Vasari riporta nelle sue Vite e che alludono anche al fatto che l’artista fosse un assiduo frequentatore di orge. Siamo sicuri che Raffaello abbia avuto almeno due differenti amanti che fecero anche da modelle per le sue opere: Divina Imperia e Margherita Luti, detta la Fornarina.

Esse frequentarono l’artista mentre era promesso sposo di Maria Dovizi, figlia del cardinale Bernardo Dovizi, protettore e committente del pittore urbinate. Sappiamo anche che Raffaello temporeggiò molto prima di sposare Maria finché quest’ultima non morì prematuramente nel 1514, il pittore probabilmente non fu particolarmente triste di questa morte, in quanto era riuscito ad evitare il matrimonio senza causare l’ira del suo amico cardinale. Tra le sue amanti la più nota è senz’altro la Fornarina a cui Raffaello dedicò l’omonimo ritratto del 1520 in cui la donna è rappresentata coperta da un turbante e nuda dalla vita in su, essa è anche presente nel misterioso episodio della morte dell’artista Raffaello che tornò malato da una serata di “eccessi amorosi”, ci dice Vasari, e dopo otto giorni morì a 37 anni senza ammettere la sua amata Fornarina al capezzale. Il motivo di questa esclusione non è mai stato chiarito, però è interessante notare come la cultura cristiana e moralista del tempo attribuisca ad una causa morale, ossia la condotta di vita smodata dell’artista, la sua morte improvvisa che si ritiene probabilmente dovuta ad una polmonite fulminante.

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